Questa è un’intervista semiseria alla più anziana dipendente del Maglificio. Alla memoria storica, diciamo.
Da pochi giorni questa donna ha spento 86 candeline. Ottantasei anni di grinta, rigore ed estrema dignità. Anni improntati sul lavoro e la famiglia, senza rimpianti né spazio per qualsivoglia capriccio. Una donna d’altri tempi, con tutto ciò che implica questa etichetta.
L’edificio che ospita il maglificio accoglie al piano di sopra anche la sua abitazione: un connubio in cui lo spazio lavorativo e quello privato hanno labili confini e la parola “integrità” assume significati densi e non scontati. Il suo nome è Antonia Ugo, ma per tutti è la signora Tonia. Per l’attuale amministratore del maglificio è semplicemente mamma.

Signora Tonia, quanti anni aveva quando ha cominciato a lavorare per il maglificio?
Era il 1956… avevo (conta mentalmente) …23 anni.
Quali erano le sue mansioni? Sono cambiate negli anni?
Erano le stesse di sempre: tagliavo, preparavo i modelli in carta… avevo sempre le forbici in mano.
Quando ha iniziato a lavorare qui avrebbe mai pensato che il suo lavoro e il suo privato si sarebbero intrecciati in maniera così indissolubile?
No. Solo quando ho sposato Enrico (NDR: Filippini, il figlio del proprietario)
Ci sono stati momenti difficili?
Negli anni ottanta, quando sono mancati i miei suoceri, non è stato un bel momento. Abbiamo dovuto reinventarci il lavoro.
Quali invece le soddisfazioni più grandi?
Non mi viene in mente nessun momento particolare. Ogni giorno ha le sue piccole soddisfazioni.
Cosa vorrebbe trasmettere a chi verrà dopo di lei?
Non so se augurare ai miei nipoti di continuare con questo lavoro… i tempi sono cambiati…

Testa + Cuore + Mani.
Un cervello che funziona (molto bene).
Un cuore grande, forte e accogliente.
Mani instancabili che traducono alla perfezione.
La ricetta di Tonia – che non svela ricette, ma offre il suo esempio – sembra questa.